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Patriziato

L'Ufficio Patriziale (esecutivo quadriennio 2017-2021) è così composto:
Presidente: Piergiorgio Iametti (079 685 36 17)
Vice-Presidente: Damiano Vanazzi
Membri: Curzio Mantelli, Thomas Taddei e Pierluigi Zuffi
Dipendenti del Patriziato:
Segretaria-contabile dal 01.01.2020: Nelly Jacmolli
Usciere-Guardaboschi: Luigi Piubellini
CCP: 65-1728-3 / IBAN: CH83 0900 0000 6500 1728 3
Indirizzo: Via Traversa 110, casella postale 18, 6724 Ponto Valentino

Cittadini patrizi: ca 650
Fuochi: ca. 280
Cognomi patrizi esistenti: BERLA, BODINOLI, BULLONI, GENNI, GHISLA, GUIDICELLI, GUIDINETTI, JACMOLLI, IAMETTI/JAMETTI, LUIS, MANTELLI, TADDEI, VALENTINI, VANAZZI, ZUFFI.
Cognomi patrizi estinti: Bodini, Bontadina, Calzoni, Demichelli, Guidotti, Martinoli, Vanazzoli.
Sede: Casa comunale (ex ufficio postale) a Ponto Valentino
Stemma patriziale: rappresenta un leone rampante giallo su fondo blu, come quello dell'ex comune.

Il Patriziato è membro della comunità dei patriziati di valle e dell'Alleanza Patriziale (ALPA).

Il territorio del Patriziato si estende su tutta la giurisdizione territoriale dell'ex Comune di Ponto Valentino (aggregato il 04.04.2004 al nuovo Comune di Acquarossa). Il Patriziato possiede pure terreni sulla giurisdizione degli ex comuni di Aquila (ora aggregato a Blenio) e di Marolta (aggregato ad Acquarossa). Sono pure di proprietà del Patriziato di Ponto Valentino le cascine dell'alpe Ör e Pozzetta sul Lucomagno, mentre i diritti di pascolo inerenti detto alpe sulla proprietà giurisdizionale di Olivone sono contemplati nel "Libro bianco" il cui originale si trova negli archivi del Patriziato generale di Olivone, Campo e Largario. 
Inoltre al Patriziato di Ponto Valentino sono riconosciuti i diritti di pascolo esistenti sulla "Pezza Comune" che si trova sulla giurisdizione del Comune di Medel/Lucmagn.

Ponto Valentino anticamente formava una comunità unica con Castro e Marolta. Con il documento del 27 maggio 1895, in base alla convenzione del 20 settembre 1879, dette comunità si separarono, dividendosi "de bono et equo" per tramite di tre periti specialmente nominati, i beni fino ad allora amministrati in comune.